il viaggio di Maja











“Chi lavora il marmo e scopre la propria anima configurata nella pietra, è più nobile di chi ara la terra.
E chi afferra l’arcobaleno e lo stende sulla tela in immagine umana, è più di chi fabbrica sandali per i nostri piedi”.
Ma io vi dico, non nel sonno ma nel vigile e pieno mezzogiorno, il vento parla dolcemente alla quercia gigante come al più piccolo filo d’erba;
E che è grande soltanto chi trasforma la voce del vento in un canto reso più dolce dal proprio amore.
Il lavoro è amore rivelato.















Tutta la vita è un viaggio.

In un viaggio si parte e si arriva. Anche Maja, figlia di Oceano, parte per il suo viaggio che le consente di esperire la vita, la morte, e nella morte la sua trasformazione che la riporterà a casa, nella congiunzione più profonda con se stessa. Nel dolore per la morte del figlio Hermes, Maja sperimenta il suo punto di vista sulla vita. La resa impotente alla morte del figlio realizza lo scopo della sua esistenza.

L’Abruzzo dedica a Maja la sua montagna femminile, la Majella. L’artista Walter Zuccarini, sulla riva di Mattinata (FG) battezza la sua scultura Quintessenza simbolo metafisico e senso del viaggio di Maja.

La pietra lavorata della Majella e il Mare costituiscono la cornice della composizione che ho voluto raccontare, omaggio alla Vita: il Mare come viaggio, purificazione e trasformazione; la Quintessenza, sublimazione del fisico nel metafisico, nelle braccia di una donna, accoglienza e generazione/rigenerazione.