le mani tra spirito, arte e artigianato

MAZZAFRANCESCO-MONTESILVANO-QUINTESSENZA

Mani in arte è un progetto in divenire ed è composto da una serie di ritratti di artigiani che continuano a lavorare portando avanti le tradizioni dei propri padri e del proprio paese di origine. Le mani sono il mezzo attraverso il quale l’Idea, dopo essere stata “compresa” a livello spirituale, assume forma nella dimensione materiale. Le mani possono raccontare storie. Storie di sacrifici e di dolore i cui segni sono spesso evidenti e portano l’osservatore a riflettere sulla propria condizione di Uomo/Creatore. In ogni Uomo si manifestano, attraverso il suo operato, la Grazia e la Gioia Divina che rendono l’Uomo stesso Essere Divino, parte creante dell’Universo Creatore.

Il lavoro di Francesco racconta di persone umili, semplici, che nel lavoro “di bottega” trovano la propria ragione, la propria esistenza, la propria gioia di vivere. Lo scopo di questo lavoro fotografico è di rendere omaggio e memoria a chi ha provato, con immensa dignità, a rendere il nostro Paese, oggi solo ipotetica Repubblica basata sul lavoro, un Paese degno del proprio nome.

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Il soggetto e l’autore si avvicinano e, attraverso il racconto, l’artigiano rievoca la sua storia, sin dalla propria infanzia, nella fiducia di farsi portavoce non solo di sé stesso ma anche del nome della propria famiglia e del mestiere che egli rappresenta.
Il ritratto non è più mera immagine ma indagine, ricerca di un segno da tramandare. Da sempre l’uomo in qualsiasi condizione, soprattutto estreme, lascia un segno, un particolare, un ricordo di sé. Una fotografia è un segno di un segno e restituisce onore ed umanità a Chi l’ha creato. In questo momento di profonda intimità, il soggetto si libera dell’imbarazzo dell’essere ritratto ed inizia a lavorare come di consueto, ed è proprio ora che Francesco ritrae, in punta di piedi, sguardi, mani, movimenti, emozioni. Il contatto è stabilito, la fotografia riacquista il senso e regalerà una storia ad ogni attento osservatore.

Gallerie
Mani in arte
La pietra della Majella tra arte e mistero
Figli del Mare

 


 

 Allora un contadino disse: parlaci del Lavoro.

E lui rispose dicendo:

Voi lavorate per assecondare il ritmo della terra e l’anima della terra.
Poiché oziare è estraniarsi dalle stagioni e uscire dal corso della vita,
che avanza in solenne e fiera sottomissione verso l’infinito.

Quando lavorate siete un flauto
attraverso il quale il sussurro del tempo si trasforma in musica.
Chi di voi vorrebbe essere una canna silenziosa e muta
quando tutte le altre cantano all’unisono?

Sempre vi è stato detto che il lavoro è una maledizione e la fatica una sventura.
Ma io vi dico che quando lavorate esaudite una parte del sogno più remoto della terra,
che vi fu dato in sorte quando il sogno stesso ebbe origine.
Vivendo delle vostre fatiche,
voi amate in verità la vita.
E amare la vita attraverso la fatica è comprenderne il segreto più profondo.

Ma se nella vostra pena voi dite
che nascere è dolore e il peso della carne una maledizione scritta sulla fronte,
allora vi rispondo:
tranne il sudore della fronte niente laverà ciò che vi è stato scritto.

Vi è stato detto che la vita è tenebre
e nella vostra stanchezza voi fate eco a ciò che è stato detto dagli esausti.
E io vi dico che in verità la vita è tenebre fuorché quando è slancio,
E ogni slancio è cieco fuorché quando è sapere,
E ogni sapere è vano fuorché quando è lavoro,
E ogni lavoro è vuoto fuorché quando è amore;
E quando lavorate con amore voi stabilite un vincolo con voi stessi,
con gli altri e con Dio.

E cos’è lavorare con amore?
È tessere un abito con i fili del cuore,
come se dovesse indossarlo il vostro amato.
È costruire una casa con dedizione come se dovesse abitarla il vostro amato.
È spargere teneramente i semi e mietere il raccolto con gioia,
come se dovesse goderne il frutto il vostro amato.
È diffondere in tutto ciò che fate il soffio del vostro spirito,
E sapere che tutti i venerati morti stanno vigili intorno a voi.

Spesso vi ho udito dire, come se parlaste nel sonno:
“Chi lavora il marmo e scopre la propria anima configurata nella pietra,
è più nobile di chi ara la terra.
E chi afferra l’arcobaleno e lo stende sulla tela in immagine umana,
è più di chi fabbrica sandali per i nostri piedi”.
Ma io vi dico,
non nel sonno ma nel vigile e pieno mezzogiorno,
il vento parla dolcemente alla quercia gigante come al più piccolo filo d’erba;
E che è grande soltanto chi trasforma la voce del vento in un canto reso più dolce dal proprio amore.

Il lavoro è amore rivelato.
E se non riuscite a lavorare con amore,
ma solo con disgusto, è meglio per voi lasciarlo e,
seduti alla porta del tempio,
accettare l’elemosina di chi lavora con gioia.
Poiché se cuocete il pane con indifferenza,
voi cuocete un pane amaro,
che non potrà sfamare l’uomo del tutto.
E se spremete l’uva controvoglia,
la vostra riluttanza distillerà veleno nel vino.
E anche se cantate come angeli,
ma non amate il canto,
renderete l’uomo sordo alle voci del giorno e della notte.

Kahlil Gibran

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le mani tra spirito, arte e artigianato ultima modifica: 2014-04-16T18:09:15+00:00 da nunphotography

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