- Caricamento "Drop-in"
(Advanced Photo System) II caricamento del film avviene semplicemente lasciando cadere il caricatore nell'alloggiamento. La fotocamera esegue poi automaticamente l'aggancio e il trasporto al primo fotogramma.
- CCD
Sensori usati nelle fotocamere digitali per convertire la luce in dati digitali che formano poi l'immagine. In pratica si trovano al posto della pellicola delle macchine fotografiche tradizionali.
- CMOS
Si tratta di un altro tipo di sensore. Mentre i primi tipi avevano prestazioni inferiori al CCD oggi si pareggino ed a volte sono addirittura superiori.
- Codice DX
Regola in modo automatico il corretto valore di sensibilità del film in uso.
- Comando a Distanza
Permette di attivare l'otturatore della fotocamera a distanza, con un'emissione infrarossa o un segnale elettrico via cavo.
- Compensazione dell'Esposizione
Permette all'utilizzatore di variare i valori rilevati dal sistema esposimetrico in funzione di un determinato risultato. A seconda del modello di fotocamera, sono possibili sovra- o sottoesposizioni fino a 4 f/stop.
- Compensazione dell'Esposizione Flash
Permette di variare l'intensità di emissione del lampo senza intervenire su tempo o diaframma.
- Compensazione dell'esposizione
Nelle riprese in controluce con esposizione automatica, ad esempio di una persona con una finestra alle spalle, l'esposizione può essere incrementata per una miglior resa dei dettagli nelle ombre, senza far uso del flash di schiarimento. Questa modalità in sostanza permette al fotografo di 'ingannare' l'esposimetro della fotocamera obbligandolo a sovraesporre o a sottoesporre per schiarire le zone meno illuminate dell'immagine.
- Correzione Automatica della Parallasse
Compensazione della delimitazione nel mirino per le riprese a breve distanza: fornisce una rappresentazione più precisa del risultato finale.
- Correzione della Parallasse
Risolve l'errore di parallasse mascherando nel mirino le aree dell'immagine che non appariranno sul negativo.
- Costruzione impermeabile
L'impermeablizzazione cioè la resistenza alla penetrazione dell'acqua all'interno di una macchina fotografica si misura secondo le norme denominate JIS. Se il JIS è ad un livello 6 la fotocamera è utilizzabile alla pioggia e lavabile in acqua (impermeabilità più elevata del livello 5).
Se il livello è 5 la fotocamera è utilizzabile alla pioggia e lavabile in acqua (ad es., sotto il getto di un rubinetto). Se il livello è 4 sopporta gli spruzzi, ma non può essere immersa in acqua.
- Cabinet
Fotografia brunita di mm 140x110 c. su montatura
di mm 160x115 eseguita in Inghilterra nel 1866 e che sostituì la carte-de-visite.
- CCD
Charge Coupled Device. Dispositivo posto all
'interno della fotocamera digitale che converte le immagini analogiche in quelle digitali.
- CD-ROM
Compact Disc-Read Only Memory. Supporto magnetico per la memorizzazione dei dati in informatica. Un singolo CD-ROM può contenere più di 650 MB di dati.
- Callitipo
Vedi anche Procedimento Van Dyke. Procedimento fotografico a base di sali di ferro (ossalato di ferro) e di nitrato d'argento utilizzato per la stampa a contatto di negativi.
- Calotipo
Stampa positiva diretta o negativo su carta. Procedimento inventato da Fox Talbot nel 1841 e in uso fino al 1860. La carta, immersa in due soluzioni, una di nitrato d'argento, l'altra di ioduro di potassio, diventava altamente sensibile alla luce dopo un lavaggio con un miscuglio di acido gallico, acido citrico e nitrato d'argento, soluzione che Talbot chiamò
gallo-nitrato d'argento. Dopo l'esposizione la carta doveva essere immersa in un bagno della stessa soluzione per far apparire l'immagine. Per fissare il negativo si usava inizialmente bromuro di potassio e più tardi una soluzione calda d'iposolfito e per la stampa, carta impressionata al cloruro d'argento. Dai fogli trattati in cloruro d'argento e gallo-nitrato d'argento di Talbot, si passò ai fogli trattati in soluzione di ioduro di potassio e poi nitrato d'argento, sviluppati in acido gallico
(Blanquart-Evrard), con copie eseguite su carta all'albumina. Oppure carta sensibilizzata con acqua di riso, miele e bianco d'uovo e bagnata in nitrato d'argento (Le Gray) che cerava il negativo. Il calotipo permetteva di ottenere copie a contatto; le stampe, però, presentavano una certa granulosità.
Vedi anche Carta cerata.
- Cameotipo
Tipo di ritratto ovale ad imitazione del rilievo. Particolari presse a caldo permettevano di ottenere dalla gelatina della stampa un rilievo uniforme e permanente che veniva poi incollato su di un cartoncino rigido.
- Carbone
Vedi Procedimento al carbone.
- Carbro
Vedi Procedimento Carbro
e Ozobromia.
- Carré
Tipo di cartoncino fotografico del formato mm 100x100.
- Carta
Vedi Stampa.
- Carta albuminata
Tecnica inventata nel 1850 da Blanquart-Evrard. Un foglio di carta del tipo da disegno veniva coperto da uno strato di albumina contenente del sale e sensibilizzato agitandolo leggermente in soluzione di nitrato d'argento; la stampa avveniva per annerimento diretto. L'immagine di solito veniva sottoposta ad un viraggio all'oro e poi fissata.
- Carta all'albumina e bromo-acetato d'argento
Nel 1847 Abel Niépce de Saint-Victor applicò il procedimento delle lastre fotosensibili all'albumina sensibilizzata con acido-nitrato d'argento, da lui ideato l'anno precedente, anche alla carta con albumina e bromo-acetato d'argento.
- Carta aristotipica
O Carta al citrato. Vedi Aristotipo.
- Carta autovirante
Carta contenente i sali necessari al suo viraggio, in genere sali d'oro o di platino. Sono autoviranti tutte le carte salate.
- Carta baritata
Rivestita generalmente di
gelatina - solfato di bario. Inventata nel 1881.
- Carta al carbone
Carta fotografica ai sali di cromo usata in origine per ottenere positivi fotografici con caratteri simili ai disegni a carboncino. Si tratta di solito di un foglio di carta sottile ricoperto di una pellicola di gelatina
bicromatata contenente particelle di carbone o altro pigmento. Le stampe al carbone, ideate da Alphonse Poitevin (1855-56) sono molto durevoli. Fra quelle commercializzate dopo il 1889 la carta Artigue, detta charbon-velour, e quella Fresson, detta charbon-satin. Vedi anche Procedimento al carbone.
- Carta cerata
Carta negativa rivestita con cera fusa che ne riduce la grana: tecnica sperimentata da Gustave Le Gray nel 1851. Vedi anche Calotipo.
- Carta cianografica
Carta fotografica ai sali di ferro, le cui parti impressionate si colorano di azzurro.
Vedi anche Cianotipo.
- Carta cianotipica
Vedi Carta cianografica.
- Carta al citrato
Vedi Aristotipo e Carta autovirante.
- Carta al collodio
Carta ad annerimento al cloruro d'argento in sospensione in collodio.
- Carta a colori
Costituita da più strati fotosensibili che permettono di ottenere delle immagini a colori la cui luminosità e cromatismo risultano molto fedeli al soggetto fotografato.
- Carta eliografica
Carta fotografica ai sali di ferro che in origine veniva impressionata alla luce del sole. Serve per riprodurre disegni in nero su bianco o in bianco su azzurro.
- Carta al ferroprussiato
Carta su cui l'immagine è resa direttamente visibile per la colorazione dei sali ferrici.
Vedi anche Cianotipo.
- Carta Fresson
Vedi Carta al carbone.
- Carta alla gelatina
Carta, ben collata, cosparsa da uno strato uniforme di gelatina, che rappresenta ancor oggi la base per vari tipi di stampe fotografiche.
- Carta alla
gelatina - bromuro d'argento
Carta alla gelatina sensibilizzata con una emulsione al bromuro d'argento. Inventata da Joseph Maria Eder nel 1884.
- Carta alla
gelatina - cloro-bromuro d'argento
Carta alla gelatina sensibilizzata con un'emulsione al cloro-bromuro d'argento.
- Carta alla
gelatina - cloruro d'argento
Carta per stampa a contatto, prodotta intorno al 1890 su idea di Joseph Maria Eder (c. 1884), alla gelatina sensibilizzata con un'emulsione al cloruro d'argento. Meno sensibile di quella al bromuro d'argento, detta anche carta Gaslight.
- Carta al platino
Vedi Platinotipia.
- Carta resinata
Carta fotografica rivestita di un sottile foglio di polietilene impermeabilizzante.
- Carta salata
Inventata da William Henry Fox Talbot nel 1840, fu adottata da Louis-Désiré Blanquart-Evrard che nel 1846 sperimentava un metodo più rapido di stampa. I fogli di carta da disegno imbevuti di cloruro di sodio erano agitati
-- su una sola superficie -- in soluzione di nitrato d'argento. La superficie sensibilizzata con nitrato veniva poi posta a contatto con un negativo e, per azione della luce, i sali d'argento si trasformavano in argento metallico, con effetto rossastro dell'immagine. Dopo l'annerimento diretto veniva virata e fissata. Usata prevalentemente per la produzione di disegni fotogenici e di calotipi.
- Carta ai sali di ferro
Detta talvolta anche Cianotipia, nome derivato direttamente dal tipo di colorazione bluastra.
Vedi anche Procedimento ai sali di ferro.
- Carta sepia
Detta anche papier bistre. Tipo di carta ai sali di ferro.
- Carte de visite
Tipo di cartoncino fotografico, brevettato in Francia nel 1854 da
André-Adolphe-Eugène Disderi. Si trattava di una fotografia del formato di un biglietto da visita, da cui il nome, su carta incollata su un cartoncino di cm 10x6 c. In un apparecchio speciale fornito di quattro obiettivi e di un portalastre scorrevole veniva posto il negativo su lastra umida. Su ciascuna metà della lastra si facevano quattro esposizioni, così che da ciascun negativo si potevano trarre 8 immagini in pose diverse. La stampa era su carta albuminata. Il formato ben presto venne sostituito da quello Cabinet, più grande.
- Carte de visite stereoscopica
È costituita da due immagini affiancate, riprese simultaneamente, ma con angolazione leggermente diversa, che danno un'impressione di rilievo quando osservate attraverso il visore binoculare o stereoscopio.
- Cartoncino fotografico
Vedi Album, Artiste, Boudoir, Carré, Excelsior, Excelsior grande, Famiglia, Famiglia grande, Gabinetto americano, Imperial, Mignonette, Nature, Panel, Panel grande, Pochet, Promenade, Royal, Salon, Turista.
- chrome
Suffisso che indica pellicola invertibile a colori. In commercio come Kodachrome, Ektachrome, Agfachrome, Fujichrome.
- Cianografia
Vedi Cianotipo.
- Cianotipo
Stampa su carta
cianografica. Procedimento di copia a ricalco fotografico a contatto diretto messo a punto da Hershel intorno al 1842, non argentico, bensì basato sulla sensibilità dei sali ferrici. Detto anche procedimento al ferroprussiato.
Vedi anche Procedimento ai sali di ferro.
- Cibachrome
Nome commerciale per uno dei tipi di procedimento a colori per distruzione dei coloranti
(dye destruction).
- Cliché-verre
Matrice di vetro usata per la stampa a contatto di disegni. Tecnica ideata da Fox Talbot nel 1839 per ottenere stampe positive di disegni a tratto. Sulla lastra di vetro, sia preparata con essenza di trementina e annerita con nerofumo, sia al collodio, veniva riportato il disegno a graffio con una punta sottilissima. Si otteneva così una matrice scura con tratti chiari. Il procedimento fu utilizzato da diversi artisti per i particolari effetti grafici che si potevano ottenere, in particolare da Corot, Delacroix e Millet.
- Cloruro d'argento
Alogenuro d'argento utilizzato nella preparazione di carte sensibili, come la carta salata, albuminata, aristotipica, ecc.
È meno sensibile alla luce del bromuro d'argento, con il quale viene talvolta unito per la preparazione di emulsioni al cloro-bromuro d'argento.
- Collezione
Raccolta di fotografie organizzata secondo differenti criteri, anche soggettivi.
- Collodio
Soluzione viscosa di nitrocellulosa in alcool e etere che asciuga rapidamente formando una pellicola dura ed impermeabile.
- Collodio secco
Per ovviare al problema della preparazione ed uso rapido delle lastre al collodio umido si trovò che addizionando al collodio sostanze idrosolubili le lastre potevano essere preparate ed usate a distanza di tempo.
- Collodio umido
Procedimento dovuto a Frederick Scott Archer (1851) che ha permesso di produrre il primo genere di istantanee. Molto più sensibile del procedimento all'albumina. La lastra era ricoperta di collodio e sensibilizzata in una soluzione d'argento e veniva immediatamente sviluppata con solfato di ferro o acido pirogallico, prima che il collodio cominciasse ad asciugarsi. Infine veniva fissata con cianuro di potassio o iposolfito di sodio. Le lastre dovevano essere
esposte e sviluppate subito dopo la loro preparazione, ancora umide, altrimenti perdevano la sensibilità. Il procedimento al collodio umido fu sostituito da quello al collodio secco.
- Collotipo
Variante della fotolitografia. Come evoluzione della tecnica ideata da Alphonse Louis Poitevin intorno al 1850, nel 1868 Joseph Albert (1825-1886) di Monaco fece aderire al vetro finemente smerigliato uno strato di gelatina bicromatata indurendola poi con l'esposizione alla luce. Il procedimento è basato sulla proprietà del
bicromato di potassio di alterare la solubilità in acqua di colloidi come albume, gelatina, gomma arabica, se esposti alla luce. La gelatina assumeva, essiccandosi un andamento reticolare. Su questo strato se ne spalmava un altro della stessa sostanza, destinato a riprodurre l'immagine. Si usavano poi due tipi di inchiostrazione spessa per le ombre. Il metodo era detto anche Albertype o Albertipia.
- color
Suffisso per indicare il principio del negativo-positivo per uso dei fotografi dilettanti nella fotografia a colori, introdotto con la pellicola Kodak nel 1941, simile alla pellicola Kodachrome, salvo che l'immagine è in negativo.
- Combination printing
Vedi Stampa composita.
- Copia
Vedi Riproduzione.
- Copulante
Sostanza presente nell
'emulsione nelle pellicole a colori moderne (negativi a colori e pellicole invertibili ovvero pellicola per diapositiva) permette la formazione del colore per mezzo di un trattamento chimico.
- Controtipo
Negativo ottenuto dal positivo di una pellicola, usato per ristampare copie di cui manca o non è utilizzabile il negativo originale.
- Cronofotografia
Tecnica di ripresa fotografica ideato da Eadweard Muybridge (1878), poi sistema di proiezione, adottato soprattutto in cinematografia, che consiste nella ripresa in successione, ad intervalli di tempo prestabiliti, di immagini di uno stesso oggetto o fenomeno, che consentono, visionate nella stessa successione, una visione chiara di eventi velocissimi o lentissimi.
Vedi anche Strobofotografia.
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