L’arte della vita? Fare della propria vita, un’arte.

di Francesco Mazza

Per Christian Boltanski, (Parigi, 6 settembre 1944) artista, fotografo e regista francese, essere artista non significa produrre oggetti da contemplare, ma far fronte a questioni antropologiche che tornano a noi da epoche remote e che, in fondo, si ripropongono sempre uguali, da secoli.

«L’arte solleva degli interrogativi, ma naturalmente non fornisce le risposte. Agisce spesso attraverso le emozioni, non con le parole. E quelle domande che fa circolare non hanno nulla di moderno, sono antiche e si ritrovano in tutte le culture. Mi è capitato di parlare con uno sciamano di un villaggio e di sentirmi vicinissimo al suo modo di ricercare. Abbiamo un sapere da tramandare, qualcosa da preservare».

A mio parere ci sono due approcci all’arte. Creare arte per essere qualcuno o Essere Se Stessi “Arte”.

Tra i due approcci, totalmente differenti, la svolta è epocale.

Il primo si basa su un bisogno ancestrale, primitivo di lasciare un segno, una traccia di noi a qualsiasi costo, a prescindere dal mezzo.

In quella foto, dipinto, scultura c’è scritto sottotitolato: ti prego, accorgiti di me.

Il secondo approccio prevede una maturazione interiore della persona, prima ancora che dell’artista, un passaggio da uno stato di bisogno ad uno di grazia interiore. Uno stato dove la consapevolezza del proprio essere comprende la presenza a sé stessi e al mondo. Arte diventa “servizio” attraverso l’espressione di Sé.

Il Buddha diceva.

Nell’ascoltare qualcuno, fa che durante l’incontro ci sei presente tu, l’altra persona e il Buddha (inteso come la parte di te Saggia). Mantieni sempre una prospettiva ampia, sopra le parti, di non giudizio. Mantieni l’occhio del Buddha su di voi.

Così John Nash, l’illustre matematico a cui è stato dedicato il film “A beautiful mind“, in contrapposizione alla teoria di Adam Smith che diceva:

“nella competizione, l’ambizione individuale serve al bene comune: ognuno per sé”,

affermava invece nella sua teoria delle “dinamiche dominanti“, quanto segue:

“il miglior risultato si ottiene quando ogni componente del gruppo fa ciò che è meglio per sé e, contemporaneamente, per il gruppo.”

Nash ha capito che i sentimenti, quelli che oggi vengono chiamati intelligenza emotiva, giocano un ruolo importante nel raggiungere il risultato voluto. Bisogna tenerne conto in un’ottica “sistemica”, cioè di gruppo. E’ l’unico modo per vincere.

Il bene comune massimo si raggiunge se oltre ad agire nel mio interesse, agisco anche nell’interesse degli altri. Questo crea la vera convenienza.

Grande Intuizione! Forse lui non sapeva di aver scritto in matematica l’equazione dell’Amore Incondizionato!

Proprio come le cellule di un corpo, ognuna svolge il suo compito senza volersi sostituire a quella di un altro organo. Tutte lavorano per il proprio sostentamento e per quello del corpo intero!

E allora, chi sei tu?

Te lo sei mai chiesto?

© Francesco Mazza – Vietata la riproduzione

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L’arte della vita? Fare della propria vita, un’arte. ultima modifica: 2016-07-27T11:42:34+00:00 da nunphotography

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