I formati fotografici
In questo articolo vogliamo cercare di fare chiarezza sul comparto “FORMATI FOTOGRAFICI” che spesso mettono in difficoltà anche utenti più smalizziati a volte ingannati da pubblicità fuorvianti sulle caratteristiche tecniche reali degli apparecchi fotografici.
Il formato fotografico definisce le dimensioni di pellicole, fotogrammi, sensori digitali e carte da stampa. I diversi formati in uso sono standardizzati.
Nel campo della ripresa sono definiti gli standard per le pellicole, all’interno dei quali è possibile definire formati per i singoli fotogrammi. Lo standard per pellicole, oltre alle dimensioni, può comprendere anche specifiche per altre caratteristiche come la perforazione o il confezionamento.
Fra i formati di pellicola in rullo il più popolare è il 35 mm (o 135), seguito dal 120 o medio formato. Formati di dimensioni superiori sono rappresentati dalle pellicole piane, le cui dimensioni possono essere di 10×12 cm, 13×18 cm o 20×25. Per le loro dimensioni questi formati permettono risultati di grande qualità e sono destinati ad un uso professionale.
Note Generali
Per capire bene le differenze dei formati occorre prima indicare che anche i sensori delle reflex digitali non sono tutti uguali, si dinstinguono per risoluzione e per formato. Il cosidetto Full frame è il più grande. Equivale, più o meno al formato della pellicola 35 mm (24 x 36 mm). Ha un rapporto di conversione per le ottiche 1:1. Questo vuol dire che un 50 mm montato su una reflex Full Frame si comporta effettivamente come un 50 mm.
Un sensore da 6 megapixel è più che sufficiente per le esigenze della maggior parte dei fotoamatori. Infatti, con 6 milioni di pixel (3000 x 2000 pixel) possiamo stampare le nostre foto su una rivista, alla massima qualità (300 punti/pollici), in formato 20 x 25 cm.
Se invece le stampiamo in casa, con una stampante inkjet, 6 megapixel ci arrivare al formato 30 x 40 cm, senza perdita di qualità apprezzabile.
Ecco perché 6 megapixel sono sufficienti, anche per scatti professionali, a meno che non si vogliano stampe giganti, oppure maxi ingrandimenti di porzioni dell’immagine (crop), sempre con una qualità alta.
Un sensore da 10-12 megapixel, poi, è sufficiente per pubblicare la foto su una “doppia” (due pagine di una rivista affiancate).
In relazione a ciò si sviluppa così l’utilità dei formati
Il formato APS-c, oggi il più utilizzato per le reflex digitali, è più piccolo rispetto al Full Frame. Ha un fattore di conversione 1,5:1 oppure 1,6:1 (il primo per le macchine Nikon, il secondo per le Canon). Vuol dire che un 50 mm equivale, su queste reflex, rispettivamente, a un 75-80 mm.
Il formato Quattro Terzi, nato per volere di Olympus e Panasonic, è circa la metà del Full Frame e comporta un fattore di conversione delle ottiche pari a 2:1. Il 50 mm diventa in questo caso un 100 mm, cioé si “trasforma” da un cosidetto “normale” a un medio teleobiettivo, buono per i ritratti.
Se si sceglie il Full Frame lo si fa per due ordini di motivi. Il primo è il fattore di conversione. Chi possiede, ad esempio, un 24 mm e vuol continuare ad usarlo come tale, con una reflex Full Frame può farlo.
La seconda ragione sta nella dimensione dei pixel. A parità di megapixel un sensore Full Frame, più grande, offre maggior spazio a ogni singolo pixel, che può perciò essere di dimensioni maggiori e così in grado di raccogliere meglio la luce. Soprattutto quando si lavora con alti valori ISO (sensibilità), il Full Frame grantisce immagini con un disturbo minore e perciò di qualità maggiore.
Il vantaggio dunque c’è, ma è trascurabile se fotografiamo prevalentemente di giorno, all’aperto, oppure con il flash, e non intendiamo stampare le foto in formato poster.
Un fattore importante per una buona resa fotografica, sempre in relazione ai sensori ed i vari formati è il fattore stabilizzazione.
Alcune case hanno incorporato lo stabilizzatore (compensa i tremolii della macchina riducendo il rischio di foto mosse; è un aiuto quando c’è poca luce, non lo è con i soggetti in movimento) nel corpo macchina. Altre, ad esempio Canon e Nikon, hanno preferito puntare su ottiche stabilizzate.
Con lo stabilizzatore nel corpo tutti gli obiettivi sono, di fatto, stabilizzati ma s’impone una miglior qualità dei sensori e soprattutto un fattore di interpolazione con il processore della macchina che deve essere sufficientemente potente per poter garantire foto prive di rumore e/o poco definite.
Tirando le somme: il sensore attualmente più diffuso, l’ APS-c, va benissimo per i principianti, gli appassionati e persino per molti tra i professionisti. Il fattore di conversione favorevole permette di portarsi appresso teleobiettivi compatti che si comportano come tele più spinti (ad esempio un 200 mm luminoso diventa un 300 mm luminoso). I grandangolo invece danno qualche problema, perché un 28 mm ha una lunghezza focale equivalente pari a quella di un normale sul 35 mm.
FOTOGRAFIA DIGITALE
Per quanto riguarda la fotografia digitale, al momento i formati in uso sono molto diversi e dipendono anche dalle scelte delle singole marche, essendovi meno esigenze di standardizzazione. Fra quelli destinati alle reflex, ha una certa diffusione il cosiddetto APS-C di 22,7×15,1 mm (Canon) o 23,7×15,6 mm (Nikon). Viene definito full-frame il sensore di dimensioni pari al 35mm, finora in uso solo su poche professionali. Un tentativo di definire uno standard è il 4/3 (Quattro Terzi) proposto da Olympus con dimensioni di 18×13,5 mm. Lo standard 4/3 definisce anche altri parametri come le dimensioni del bocchettone e la sua distanza dal piano focale.
DALLA PELLICOLA CINEMATOGRAFICA AL RULLINO FOTOGRAFICO
Dalla pellicola cinematografica 35mm è derivato il formato fotografico 135 che conserva la stessa perforazione con un formato dei fotogrammi di 24×36 mm.
Tale formato è quello che ha avuto maggior successo nella fotografia basata sulla pellicola, soprattutto per il fatto che venne usato da Oskar Barnack per la Leica. Per questa applicazione ideò anche il caratteristico contenitore metallico munito di guarnizioni di velluto che permette di maneggiare la pellicola in tutta sicurezza in fase di caricamento e scaricamento della fotocamera.
Il formato 35mm consente di costruire macchine leggere, di piccole dimensioni e relativamente economiche, che comunque permettono di ottenere immagini di qualità adeguata alla gran parte delle applicazioni. Si tratta quindi di un formato di uso generale, che viene usato da praticamente tutti i dilettanti e da buona parte dei professionisti, almeno per le applicazioni meno critiche. La leggerezza ne ha fatto l’attrezzatura d’elezione per il fotogiornalismo, la foto sportiva e di viaggio.
SISTEMA 4/3
Il sistema Quattro Terzi (Four Thirds) è uno standard fotografico presentato nel 2002 e sviluppato da Olympus e Kodak per applicazioni nel campo della fotografia digitale. Questo standard differisce dal più diffuso APS (Advanced Photo System) per un sensore di dimensioni leggermante inferiori (17,3 mm x 13 mm, contro i 25,1 mm x 16,7 mm dell’APS-C), ma soprattutto per il rapporto base/altezza che è appunto pari a 4/3, mentre nell’APS-C è di 3/2. Questo consentirebbe, secondo i progettisti, una ottimizzazione delle prestazioni fotografiche e favorirebbe la realizzazione di corpi macchina e ottiche molto compatti. In particolare, le ottiche sul sistema Quattro Terzi offrono un angolo di campo doppio rispetto ad ottiche di uguale lunghezza focale montate su corpi macchina Full frame o sui tradizionali corpi a pellicola di formato 135.
COMPATIBILITA’
Lo standard Quattro Terzi comprende anche una particolare versione di raccordo con flangia a baionetta tra corpo macchina ed obiettivi, che rende compatibili tra di loro i componenti prodotti dalle aziende che hanno aderito allo standard.
Queste aziende al momento sono (in ordine alfabetico):
Fuji
Kodak
Leica
Olympus
Panasonic
Sanyo
Sigma
Micro Quattro Terzi
A fine 2008 Olympus e Panasonic hanno presentato il nuovo standard Micro Quattro Terzi (Micro Four Thirds) destinato ad affiancare il QuattroTerzi con applicazioni in corpi macchina ancora più compatti.
Estratto da “http://it.wikipedia.org/wiki/Formato_(fotografia)”
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